UNA
MISURA PER TUTTO?
di
Francesca Mazzinghi
La
revisione delle norme europee riguardanti le dimensioni degli imballaggi
dei prodotti preconfezionati è uno dei compiti che la Commissione
Europea si è prefissata per l ’anno 2003. Dovrà
decidere se avviarsi verso una regolamentazione o una liberalizzazione
in tale settore .
Nel
marzo 2000, il Consiglio europeo di Lisbona ha esortato la Commissione,
nell’ambito di un progetto inteso a elaborare una strategia
per la semplificazione del quadro legislativo, a rivalutare le norme
riguardanti gli imballaggi.
Ricordiamo che le dimensioni degli imballaggi di quasi tutti i prodotti
preconfezionati, venduti sia a livello di grande sia di piccola distribuzione,
sono fissate da due direttive UE, una del 1975 (dir. 75/106 sui prodotti
liquidi) e una del 1980 (dir.80/232 sui prodotti non liquidi).
Per quanto riguarda vino e alcolici, la dir. 75/106 fissa le dimensioni
dei contenitori in cui tali prodotti possono essere venduti. In Europa,
il vino può essere commercializzato solamente confezionato
in bottiglie da 25-37,5-50-75 cL e in pochi altri tipi di contenitori,
da 1 L o superiori.
Accanto a questa legislazione europea, esiste una serie di norme a
livello nazionale che disciplinano le dimensioni della maggior parte
degli altri articoli, mentre, per un numero limitato di prodotti,
sono in vigore solo leggi nazionali o non esiste alcun quadro legislativo.
L’esistenza di gamme fisse ha portato la Commissione, già
a partire dal 2001, a riesaminare a fondo le norme che regolano gli
imballaggi preconfezionati, mettendo in dubbio la loro effettiva e
obiettiva necessità.
Ha così preso vita l’iniziativa SLIM (Simpler Legislation
for the Internal Market) nell’ambito della quale hanno visto
la luce alcuni lavori che hanno cercato di sondare gli atteggiamenti
dei produttori e dei consumatori nei confronti di tali norme. Da vari
studi erano emerse prove convincenti a favore di dimensioni prestabilite,
quali le possibilità che le dimensioni standard offrono ai
piccoli fabbricanti di realizzare economie di scala, gli elevati costi
di marketing per gli studi sulla differenziazione delle dimensioni
dei contenitori, il fatto che le misure standard non rischiano di
trarre in inganno gli acquirenti frettolosi.
Occorreva chiarire se il sistema di misure standard impedisse alle
imprese e ai consumatori di sfruttare del tutto il potenziale del
mercato interno, scoraggiando la concorrenza, che può ridurre
i prezzi, e favorire la crescita economica e l’occupazione.
Nel novembre 2001, la Commissione ha realizzato un sondaggio (Flash
Eurobarometre 113) per verificare se i consumatori fossero più
orientati verso la maggior standardizzazione o la liberalizzazione
delle dimensioni degli imballaggi dei prodotti preconfezionati.
L’80% degli intervistati è risultato favorevole a un
maggior numero di misure standard per contenitori e bottiglie, dimostrando
di accogliere positivamente le misure standard, a patto di poter contare
su un’ampia gamma, in modo da poter scegliere quella più
consona alle loro esigenze.
Inoltre, i due terzi degli intervistati ha dichiarato di preferire
conoscere il prezzo al litro o al chilo dei prodotti acquistati, evidenziando
il fatto che i prezzi unitari, obbligatori per legge nella maggior
parte dei negozi di grandi dimensioni, facilitano il paragone tra
i costi di confezioni di dimensioni diverse. Tutte queste considerazioni
sfociano, alla fine del 2002, in un nuovo documento di lavoro elaborato
dalla Direzione Generale (DG) Imprese della Commissione. Scopo del
documento è quello di raccogliere opinioni sul tema delle dimensioni
degli imballaggi, in modo da consentire, in tale settore, la formulazione
di una politica comunitaria.
Dal documento emerge che la standardizzazione delle misure potrebbe
apparentemente avere come effetto una maggior trasparenza del mercato
a tutela del consumatore, in quanto favorirebbe l’immediatezza
del confronto tra prodotti e produttori diversi.
Inoltre potrebbe proteggere i piccoli produttori, che magari non dispongono
di moderni macchinari che consentono il cambio di capacità
senza significativi fermi macchina.
Peraltro si può obiettare che i consumatori sono mediamente
molto più informati e coscienti che nel passato:
fondamentale è poi l’applicazione della direttiva 98/6
CE che rende obbligatoria l’indicazione del prezzo per unità
di misura.
Se poi consideriamo altre possibili conseguenze di una regolamentazione
rigida nelle misure degli imballaggi, si può concludere che
gli effetti negativi prevarrebbero su quelli positivi. Infatti, verrebbe
meno uno dei cardini della politica economica europea, cioè
di promuovere l’evoluzione e il progresso economico garantendo
il libero mercato e la concorrenza corretta tra produttori e tra rivenditori.
La dimensione degli imballaggi può essere considerata un fattore
concorrenziale, non così secondario come potrebbe apparire
in un primo momento, perché consente a chi è più
ricettivo, rapido, propositivo e versatile di adeguare il proprio
prodotto alle mutevoli esigenze del mercato, prevalendo in tal modo
su concorrenti meno agguerriti. È dimostrato, infatti, che
le dimensioni degli imballaggi richieste dai consumatori variano molto
con l’evoluzione sociale e degli stili di vita, senza parlare
delle realtà locali che moltiplicano ulteriormente le variabili
potenziali. Infine la standardizzazione delle misure renderebbe il
mercato più manovrabile e controllabile da parte dei grossi
produttori e rivenditori, che avrebbero maggior possibilità
di stringere accordi di cartello, a tutto danno della concorrenza
e del consumatore.
Per sondare l’opinione pubblica, è stata inoltre realizzata
una consultazione in internet, alla quale potevano partecipare consumatori,
produttori e dettaglianti di ogni Paese europeo.
Tale sondaggio, che si è concluso nel gennaio 2003, ha visto
la partecipazione di 650 consumatori e 41 tra produttori e dettaglianti,
un numero piuttosto esiguo per trarre significative conclusioni, ma
che permette comunque di fare alcune considerazioni.
La maggior parte dei consumatori ha dichiarato di essere disposta
ad acquistare una marca diversa dalla solita se la quantità
contenuta in una confezione fosse superiore a quella di solito comperata,
a patto di mantenere la stessa qualità. Per quanto riguarda
gli acquisti, la maggioranza degli intervistati (361 su 650) ha dichiarato
di acquistare la gamma più venduta (75 cL) di vino e di alcolici
(70 cL).
La maggior parte dei produttori intervistati ammette che non sia facile,
per loro, cambiare le dimensioni delle confezioni o delle bottiglie
nelle loro linee di produzione, e segnala di subire, talvolta, pressioni
a seguire il leader del mercato. Dall’analisi delle considerazioni
esposte, il documento di lavoro arriva alla conclusione che non sussiste
la necessità di una normativa riguardante le dimensioni obbligatorie
e che, anzi, gli Stati membri dovrebbero avviarsi sulla strada di
una deregolamentazione generale.
Un’eccezione potrebbe essere costituita dal settore delle bottiglie
da vino di vetro, all’interno del quale l’adozione di
misure standard potrebbe favorire l’utilizzo di bottiglie di
vetro più leggere senza costi aggiuntivi per i consumatori.
