Consulenza nel settore delle accise sull'alcole e le bevande alcoliche ed i prodotti vitivinicoli. Normativa e leggi su accise vino, accise alcoli, cantine, vendemmia, uva ed enologia in Italia. News e circolari sulle leggi in materia di normativa alcoli, vini ed accise in Italia. Consulenza nel settore delle accise sull'alcole e le bevande alcoliche ed i prodotti vitivinicoli. Normativa e leggi su accise vino, accise alcoli, cantine, vendemmia, uva ed enologia in Italia. News e circolari sulle leggi in materia di normativa alcoli, vini ed accise in Italia. Consulenza nel settore delle accise sull'alcole e le bevande alcoliche ed i prodotti vitivinicoli. Normativa e leggi su accise vino, accise alcoli, cantine, vendemmia, uva ed enologia in Italia. News e circolari sulle leggi in materia di normativa alcoli, vini ed accise in Italia.
Acciseonline: consulenza nel settore delle accise sull'alcole e le bevande alcoliche ed i prodotti vitivinicoli
Imbottigliamento • ottobre 2003

UNA MISURA PER TUTTO?

di
Francesca Mazzinghi

La revisione delle norme europee riguardanti le dimensioni degli imballaggi dei prodotti preconfezionati è uno dei compiti che la Commissione Europea si è prefissata per l ’anno 2003. Dovrà decidere se avviarsi verso una regolamentazione o una liberalizzazione in tale settore .


Nel marzo 2000, il Consiglio europeo di Lisbona ha esortato la Commissione, nell’ambito di un progetto inteso a elaborare una strategia per la semplificazione del quadro legislativo, a rivalutare le norme riguardanti gli imballaggi.
Ricordiamo che le dimensioni degli imballaggi di quasi tutti i prodotti preconfezionati, venduti sia a livello di grande sia di piccola distribuzione, sono fissate da due direttive UE, una del 1975 (dir. 75/106 sui prodotti liquidi) e una del 1980 (dir.80/232 sui prodotti non liquidi).
Per quanto riguarda vino e alcolici, la dir. 75/106 fissa le dimensioni dei contenitori in cui tali prodotti possono essere venduti. In Europa, il vino può essere commercializzato solamente confezionato in bottiglie da 25-37,5-50-75 cL e in pochi altri tipi di contenitori, da 1 L o superiori.
Accanto a questa legislazione europea, esiste una serie di norme a livello nazionale che disciplinano le dimensioni della maggior parte degli altri articoli, mentre, per un numero limitato di prodotti, sono in vigore solo leggi nazionali o non esiste alcun quadro legislativo. L’esistenza di gamme fisse ha portato la Commissione, già a partire dal 2001, a riesaminare a fondo le norme che regolano gli imballaggi preconfezionati, mettendo in dubbio la loro effettiva e obiettiva necessità.
Ha così preso vita l’iniziativa SLIM (Simpler Legislation for the Internal Market) nell’ambito della quale hanno visto la luce alcuni lavori che hanno cercato di sondare gli atteggiamenti dei produttori e dei consumatori nei confronti di tali norme. Da vari studi erano emerse prove convincenti a favore di dimensioni prestabilite, quali le possibilità che le dimensioni standard offrono ai piccoli fabbricanti di realizzare economie di scala, gli elevati costi di marketing per gli studi sulla differenziazione delle dimensioni dei contenitori, il fatto che le misure standard non rischiano di trarre in inganno gli acquirenti frettolosi.
Occorreva chiarire se il sistema di misure standard impedisse alle imprese e ai consumatori di sfruttare del tutto il potenziale del mercato interno, scoraggiando la concorrenza, che può ridurre i prezzi, e favorire la crescita economica e l’occupazione.
Nel novembre 2001, la Commissione ha realizzato un sondaggio (Flash Eurobarometre 113) per verificare se i consumatori fossero più orientati verso la maggior standardizzazione o la liberalizzazione delle dimensioni degli imballaggi dei prodotti preconfezionati.
L’80% degli intervistati è risultato favorevole a un maggior numero di misure standard per contenitori e bottiglie, dimostrando di accogliere positivamente le misure standard, a patto di poter contare su un’ampia gamma, in modo da poter scegliere quella più consona alle loro esigenze.
Inoltre, i due terzi degli intervistati ha dichiarato di preferire conoscere il prezzo al litro o al chilo dei prodotti acquistati, evidenziando il fatto che i prezzi unitari, obbligatori per legge nella maggior parte dei negozi di grandi dimensioni, facilitano il paragone tra i costi di confezioni di dimensioni diverse. Tutte queste considerazioni sfociano, alla fine del 2002, in un nuovo documento di lavoro elaborato dalla Direzione Generale (DG) Imprese della Commissione. Scopo del documento è quello di raccogliere opinioni sul tema delle dimensioni degli imballaggi, in modo da consentire, in tale settore, la formulazione di una politica comunitaria.
Dal documento emerge che la standardizzazione delle misure potrebbe apparentemente avere come effetto una maggior trasparenza del mercato a tutela del consumatore, in quanto favorirebbe l’immediatezza del confronto tra prodotti e produttori diversi.
Inoltre potrebbe proteggere i piccoli produttori, che magari non dispongono di moderni macchinari che consentono il cambio di capacità senza significativi fermi macchina.
Peraltro si può obiettare che i consumatori sono mediamente molto più informati e coscienti che nel passato:
fondamentale è poi l’applicazione della direttiva 98/6 CE che rende obbligatoria l’indicazione del prezzo per unità di misura.
Se poi consideriamo altre possibili conseguenze di una regolamentazione rigida nelle misure degli imballaggi, si può concludere che gli effetti negativi prevarrebbero su quelli positivi. Infatti, verrebbe meno uno dei cardini della politica economica europea, cioè di promuovere l’evoluzione e il progresso economico garantendo il libero mercato e la concorrenza corretta tra produttori e tra rivenditori.
La dimensione degli imballaggi può essere considerata un fattore concorrenziale, non così secondario come potrebbe apparire in un primo momento, perché consente a chi è più ricettivo, rapido, propositivo e versatile di adeguare il proprio prodotto alle mutevoli esigenze del mercato, prevalendo in tal modo su concorrenti meno agguerriti. È dimostrato, infatti, che le dimensioni degli imballaggi richieste dai consumatori variano molto con l’evoluzione sociale e degli stili di vita, senza parlare delle realtà locali che moltiplicano ulteriormente le variabili potenziali. Infine la standardizzazione delle misure renderebbe il mercato più manovrabile e controllabile da parte dei grossi produttori e rivenditori, che avrebbero maggior possibilità di stringere accordi di cartello, a tutto danno della concorrenza e del consumatore.
Per sondare l’opinione pubblica, è stata inoltre realizzata una consultazione in internet, alla quale potevano partecipare consumatori, produttori e dettaglianti di ogni Paese europeo.
Tale sondaggio, che si è concluso nel gennaio 2003, ha visto la partecipazione di 650 consumatori e 41 tra produttori e dettaglianti, un numero piuttosto esiguo per trarre significative conclusioni, ma che permette comunque di fare alcune considerazioni.
La maggior parte dei consumatori ha dichiarato di essere disposta ad acquistare una marca diversa dalla solita se la quantità contenuta in una confezione fosse superiore a quella di solito comperata, a patto di mantenere la stessa qualità. Per quanto riguarda gli acquisti, la maggioranza degli intervistati (361 su 650) ha dichiarato di acquistare la gamma più venduta (75 cL) di vino e di alcolici (70 cL).
La maggior parte dei produttori intervistati ammette che non sia facile, per loro, cambiare le dimensioni delle confezioni o delle bottiglie nelle loro linee di produzione, e segnala di subire, talvolta, pressioni a seguire il leader del mercato. Dall’analisi delle considerazioni esposte, il documento di lavoro arriva alla conclusione che non sussiste la necessità di una normativa riguardante le dimensioni obbligatorie e che, anzi, gli Stati membri dovrebbero avviarsi sulla strada di una deregolamentazione generale.
Un’eccezione potrebbe essere costituita dal settore delle bottiglie da vino di vetro, all’interno del quale l’adozione di misure standard potrebbe favorire l’utilizzo di bottiglie di vetro più leggere senza costi aggiuntivi per i consumatori.